Si è voluto chiamarla Intrecci quasi a testimoniare il desiderio di mettersi in gioco con altri per tessere una rete di relazioni buone, senza chiusure e senza preconcetti, aperti a misura del mondo. Voglia il cielo che tutti ci sentiamo un po’ coinvolti e intrecciati nel vivere, testimoniare e progettare la pace.
Don Gian Paolo Citterio, Discorso alla città di Rho, maggio 2004

Quando mi è stato chiesto di scrivere questo articolo ho subito avuto un momento di “empasse”, perché credo che non sia mai semplice raccontare le emozioni legate ad un momento di vita professionale  e personale importante. E’ anche vero però… che la gioia dei “piccoli grandi amori” si condivide con le persone care!
Lo scorso 26 febbraio, presso l’Aula U7-24 dell’Università Bicocca di Milano, all’interno del Laboratorio “Comunicare il Servizio Sociale”, ho incontrato alcune  studentesse del corso di laurea in Servizio sociale, Facoltà di Sociologia, sul  tema dell’Advocacy dei Diritti degli Stranieri, promosso dal Gruppo “Migrazione e  Asilo” – Ordine Assistenti Sociali Consiglio Regionale della Lombardia (di cui sono parte integrante da due anni).

Il mio intervento, si è basato sulla presentazione, discussione e costruzione di un percorso di accompagnamento in favore  di un minore straniero non accompagnato. In tal senso è stato un momento davvero interattivo e partecipativo che mi ha fatto  tornare indietro di un bel po’ di anni…!!!  La determinazione, la curiosità, la criticità e la competenza della rappresentanza di studenti che ho incontrato, mi ha fatto pensare al patrimonio genetico  e a quanto dunque  l’azione volta alla tutela dei diritti sia nel DNA della professione di assistente sociale. Questo patrimonio ha un cuore normativo,  deontologico, etico, responsabile. Nel lavoro quotidiano l’assistente sociale, in modo silente, mediante la valorizzazione e l’autonomia della persona, traduce questo patrimonio in azioni preventive a situazioni di emarginazione, bisogno, disagio. Tutto ciò in uno scenario sociale particolarmente fragile e precario.

In questi quindici anni di attività professionale, sono stata  sempre sostenuta ed  incoraggiata da persone particolarmente care e speciali a cui oggi va il mio GRAZIE!  Il loro mondo di sentimenti, di pensieri, di intelligenza, mi ha dato sempre la consapevolezza, di quanto la professione di  assistente sociale, sia ispirata a principi e valori che esaltano l’individuo come soggetto attivo all’interno di una relazione di aiuto. 

Lavorare con le persone e per le persone è ciò che in questi anni ho vissuto. Il rapporto con ognuna di loro mi ha arricchito professionalmente e personalmente e ciò ha permesso di conoscere meglio anche me stessa.

Olga Sagnelli

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