Si è voluto chiamarla Intrecci quasi a testimoniare il desiderio di mettersi in gioco con altri per tessere una rete di relazioni buone, senza chiusure e senza preconcetti, aperti a misura del mondo. Voglia il cielo che tutti ci sentiamo un po’ coinvolti e intrecciati nel vivere, testimoniare e progettare la pace.
Don Gian Paolo Citterio, Discorso alla città di Rho, maggio 2004

Nel mio peregrinare estivo sul territorio di Rho, per offrire servizi di accompagnamento e consegna pasti agli anziani rimasti soli in città , ho incrociato numerosi volti e storie.
Gli incontri sono stati delle istantanee sulla vita quotidiana di numerose persone anziane che aprendomi la loro porta di casa hanno permesso che accedessi al loro mondo.

Nell'andare su e giù per le scale di numerose abitazioni ho varcato la soglia di molte abitazioni (dalla casa di ringhiera agli appartamenti signorili, dalla villetta al condominio) e sono entrato in qualche modo nell'intimità dei luoghi e delle persone e delle loro famiglie più o meno presenti.
Si sono succeduti di giorno in giorno piccoli scatti che mi hanno offerto uno spaccato di cosa significhi vivere l'esperienza dell'anzianità in un momento di generalizzata crisi economica, sociale ed esistenziale. Dalla casa con una lontana anima argentina e con appesi alle pareti tutti i ritratti dei Papi del XX secolo, alla premurosa offerta di un bicchiere d'acqua da parte di una signora con sempre meno luce negli occhi, dalla signora ultranovantenne con ancora Napoli nel cuore alla pensionata che con il suo reddito sociale sostiene un nucleo famigliare segnato dalla crisi e dalla mancanza di lavoro. Ed ancora il rhodense doc che chiede sempre "Come va oggi?", ma per sentirsi restituire la stessa domanda, la stessa cura con un grande desiderio di contatto; la signora in lacrime fortemente provata dal recente lutto per la morte del marito, ma che avanti in età ha comunque imparato ad usare il computer ed a navigare su internet, la signora affetta da Alzheimer con la mente confusamente immersa in un mondo di luoghi ed affetti lontani. Spesso e volentieri a far da sottofondo alla quotidianità di questi anziani la televisione, una finestra aperta sul mondo a contrastare le troppo spesso chiuse finestre dei cortili.
Con il servizio Estate Sicura Anziani a partire dal soddisfacimento di alcuni bisogni primari come il pasto ed il sostegno in alcune attività quotidiane, credo si sia riusciti ad aprire almeno in parte le porte di alcune abitazioni di Rho, contrastando una diffusa cultura che proprio della "porta chiusa", in nome della sicurezza, fa propaganda.

La cultura della porta chiusa in realtà "ci danneggia, ci atrofizza, ci separa" e miete le sue vittime proprio fra gli anziani.
Al termine di questa mia esperienza lavorativa nell'ambito del progetta Estate Sicura Anziani mi sento di dare ragione a quanto scriveva Norberto Bobbio nel suo De senectute: "La vecchiaia non è scissa dal resto della vita precedente; è la continuazione della tua adolescenza, giovinezza, maturità". Intendere la vita come "una montagna impervia da scalare", come un fiume che ti avvolge e "corre lentamente alla foce" oppure come una "selva" oscura dove incerta è la via da seguire e condiziona anche il modo di vivere quell'età della vita che chiamiamo anzianità o con un termine meno politically correct"¦. vecchiaia. L'esistenza è fatta di crisi e passaggi, ma esiste una continuità che l'anzianità rende visibile in tutta la sua concretezza.

Per continuare a dare dignità all'anzianità dobbiamo quindi innanzitutto continuare ad intrecciare tempo del servizio e racconto dell'esperienza. Il Progetto Estate Sicura Anziani mi ha permesso di approfondire sempre di più la consapevolezza che la verità risiede nell'incontro, nella relazione e nella partecipazione alla vita delle persone. Alla luce di questa consapevolezza, la narrazione degli incontri, del dinamico rapporto fra io e tu che innerva la stoffa del mondo e l'anima della storia diventa sempre più un compito primario per il lavoro sociale.

Offriamo nuovi spazi di racconto ed incontro fra e con gli anziani delle nostre città e forse comprenderemo meglio la profonda dignità della vita di ogni uomo.

Danilo Giansanti

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