Si è voluto chiamarla Intrecci quasi a testimoniare il desiderio di mettersi in gioco con altri per tessere una rete di relazioni buone, senza chiusure e senza preconcetti, aperti a misura del mondo. Voglia il cielo che tutti ci sentiamo un po’ coinvolti e intrecciati nel vivere, testimoniare e progettare la pace.
Don Gian Paolo Citterio, Discorso alla città di Rho, maggio 2004

lab interculturale magenta 380pxDa quando esistono le guerre, le persecuzioni e anche i cambiamenti climatici, da quando regnano la discriminazione e l’intolleranza, ci sono i rifugiati. Costretti a fuggire perché temono per la propria vita e la propria libertà, spesso i rifugiati abbandonano tutto: casa, beni, famiglia e Paese.

Dal 2 marzo, gli studenti di 5 classi di seconda e terza della scuola secondaria di primo grado “F. Baracca” di Magenta, partecipano a un gioco di ruolo in cui provano direttamente le difficoltà vissute dai richiedenti asilo. Attraverso la simulazione di quelle che sono le tappe della fuga, del viaggio e dell’arrivo, i ragazzi sono coinvolti nelle scelte, nelle prove e nelle situazioni alle quali si trovano davanti coloro che fuggono dal proprio Paese.

L' équipe socio-educativa del Centro d’accoglienza straordinaria di via G. Casati, 52 a Magenta, si è posta espressamente l'obiettivo di stimolare i ragazzi a mettersi nei panni dei profughi, dei richiedenti asilo e dei  rifugiati per comprendere, a livello esperienziale e simbolico, le loro problematiche.

lab interculturale magenta 200pxAl termine del gioco è sempre prevista una fase di riflessione sull'esperienza e la trasmissione di informazioni e conoscenze sui temi dell'accoglienza e dell'asilo politico.

Grazie alla collaborazione della professoressa Federica Franchi e del corpo docente della scuola, i risultati si sono visti già dai primi incontri: i ragazzi, davvero coinvolti dal gioco, si pongono in modo critico rispetto alle decisioni che si chiede loro di prendere (“io parto perché voglio vivere; però appena potrò tornerò perché anche se il mio corpo parte il mio cuore resta alla madrepatria”), propongono spunti di riflessione (“è una FUGA, non un VIAGGIO”) e fanno domande che mettono in gioco anche i membri dell’équipe che gestiscono l’incontro (“perché avete scelto di fare questo lavoro?”).

Andrea Papoff

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