burkinafasoDove si trova il Burkina Faso? Quanto è lontano dall’Italia? Probabilmente non ne abbiamo la minima idea; a malapena arriviamo a localizzare le nazioni più importanti dell’Africa, ma un paese così insignificante per noi, dove diavolo andiamo a pescarlo? Le radici di Marie stanno proprio lì, incastrate tra il Mali e il Niger, nella fascia che corre sotto il Sahara. Primogenita di quattro fratelli e sorelle, Marie perde la madre molto piccola e, a otto anni, deve seguire il padre alla ricerca di un futuro in Italia. Da sola, perché gli altri fratelli vengono lasciati in custodia alla nonna, in attesa che la fortuna giri dalla parte giusta. Possiamo solo immaginare le difficoltà e le sfide che deve affrontare una bimba così piccola, approdata di colpo in un paesino della provincia lecchese. Ma la fortuna, per Marie, non è disposta a voltarsi con troppa facilità: il padre infatti si risposa con una connazionale che non lega affatto con la giovane figlia; ne è anzi molto gelosa. Dopo qualche anno, ancora minorenne, si  fidanza con un ragazzo africano e rimane incinta; è allora che entrano in scena i servizi sociali: viene prima collocata in una comunità per mamme e bambini e poi, come tappa intermedia verso l’autonomia, al “Cortile” di Guanzate.
Qui la accolgono le famiglie e gli educatori che animano il progetto, mettendo a disposizione un appartamento e tante energie per raggiungere due obiettivi: consolidare le proprie competenze genitoriali e raggiungere una piena autonomia.

A Guanzate Marie passa due anni decisivi della sua vita. Cresciuta senza punti di riferimento, con un padre incapace di mostrare affetto e una matrigna ostile, Marie deve cercare la sua strada. D’altra parte, le sue radici così lontane non le servono a molto per orientarsi verso il futuro.

Quando chiedi alle educatrici del “Cortile” di descrivere Marie, ti rispondono con alcune parole chiave che sono tutto un programma: consapevolezza, resilienza, senso del dovere, confusione, incertezza. Come se la sua infanzia e adolescenza abbiano fatto maturare una persona conscia delle sue risorse e delle sue criticità, resistente e centrata sui doveri, ma al contempo senza una bussola affidabile, sempre incerta sul passo successivo da fare.

Da qui tutte le difficoltà vissute nel primo periodo al “Cortile”: Marie stenta ad affidarsi, fa fatica. Accetta i colloqui con gli educatori, ma vi si sottopone come a un dovere, una necessità alla quale non si può derogare. Quanto a farsi accompagnare, non se ne parla proprio. Sono settimane delicate, nelle quali la fiducia deve essere conquistata palmo a palmo, sotto lo sguardo diffidente e valutativo di Marie, che tiene le distanze e, non raramente, ti respinge. E’ come una prova di quanto tu sia in grado di “rimanere”, di non tradire le aspettative, di essere davvero un punto di riferimento. Finalmente.

L’impegno delle famiglie e degli educatori si dipana lungo i due anni su tre linee principali: da un lato l’ascolto e la ricostruzione della sua storia personale, dall’altro il maternage nei confronti di Marie, quell’accudimento che ha sperimentato troppo brevemente e che poi non ha più percepito attorno a sé. Infine il rinforzo costante delle sue capacità e delle sue competenze, tutt’altro che residuali.

E poi c’è Jeson, il piccolino, che ha riempito con i suoi sorrisi e i suoi schiamazzi i giorni di vita insierme. Per lui si è mobilitata tutta la rete di famiglie, sia quelle residenti al “Cortile”, sia quelle che seguono l’esperienza come volontari, qualche ora la settimana. Soprattutto quando Marie ha trovato un lavoro, da un giorno all’altro, c’è stato bisogno di tutto il supporto e la disponibilità delle famiglie. Che non è mancata.

Già, perché Marie, dopo i primi tre mesi di diffidenze e distanze, si è affidata agli educatori e alle famiglie e ha fatto un percorso davvero positivo. In primo luogo ha terminato le scuole superiori, diplomandosi. Poi si è presa la patente. Infine la buona sorte ha finalmente tolto la benda dagli occhi: un’azienda della zona che esporta macchine utensili in l’Africa cerca una persona madrelingua francese per sviluppare la sua funzione commerciale. Et voilà.

Ovviamente non è stato un viaggio in discesa, perché la tendenza a rinviare, la confusione e l’indecisione di Marie hanno sempre lavorato contro la crescita della sua autonomia.

E allora dai, tutti a spingere Marie a mollare gli ormeggi, ad affrontare le prove senza eccessivo timore, facendole sentire che sotto i tanti trapezi che l’attendono nella vita, c’è una rete robusta che è in grado di accogliere anche i suoi eventuali fallimenti.

Così è stato anche per l’esame della patente, rinviato più volte. O per quel viaggio a Roma, per sistemare al Ministero i documenti scaduti: una fatica decidersi, poi una via crucis per comprare i biglietti, infine il viaggio da sola in treno, fino alla capitale. Voleva essere accompagnata, perché non era mai uscita dal suo paesino lecchese, non era mai stata nemmeno a Milano.
Alla fine ce l’ha fatta; quel giorno ha telefonato dieci volte, ma è tornata radiosa.

E’ stata aiutata anche a ritrovare la sua dimensione di giovane donna, oltre che di mamma: gli educatori l’hanno spinta a uscire la sera, a divertirsi, a recuperare qualcosa di quella stagione che non ha mai vissuto pienamente. Uscire a mangiare una pizza diventa così un ulteriore passo verso una vita come dio comanda. Normale.

Ora, a ventidue anni, Marie ha fatto la scelta che gli educatori e le famiglie non si aspettavano. Ha deciso infatti di tornare nel lecchese, a vivere non lontana da suo padre, quel padre che la faceva piangere ogni volta che telefonava in comunità. Perché puntualmente Marie sperimentava il suo distacco, la sua freddezza, la sua incapacità di rivolgere verso di lei uno sguardo adulto che la sostenesse.

Boccone amaro per gli educatori, che avrebbero preferito per Marie una collocazione qui in zona, vicino al suo lavoro e più aderente alla sua “nuova” vita.

Ma d’altra parte, questa scelta così controcorrente è proprio il frutto più maturo del lavoro svolto al suo fianco, negli ultimi due lunghi anni.

Buon viaggio Marie.

Il Burkina Faso è davvero lontano.

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