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Il messaggio anche quest’anno è stato potente.

Il gruppo di lavoro è ben definito e le donne volontarie dell’associazione Oblò hanno guidato il percorso che, tra i corridoi di alcune sezioni dell’Istituto di pena a Busto Arsizio, ha promosso una proposta di sensibilizzazione nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Irrompere nello spazio, senza preparare la situazione degli spettatori, come se anche in carcere si potesse pensare ad un flash mob e poi osare la promozione di un messaggio, chiaro e ben scandito. La scena si avvia con la canzone “La cattiva educazione” di vinicio capossela (ascoltatela, è davvero potente) poi un monologo di Serena Dandini, a seguire il messaggio di Cecchettin e un’altra Giulia ricordata dalle parole della madre (Giulia Tramontano); infine una poesia sulla rinascita, un pezzo che evoca la responsabilità di ciascuno dinanzi ad una scena di violenza di un uomo sulla propria compagna.

Le donne dell’associazione Oblò vestite di nero con un piccolo richiamo rosso si muovono e parlano con voce forte e chiara, al muro i cartelli con alcuni simboli stradali danno annotazioni sui comportamenti adeguati di una relazione affettiva, un filo rosso traccia un percorso immaginato dai giovani detenuti del Centro diurno. I muri si riempiono di post-it gialli con i nomi delle donne uccise nel 2025.

12 minuti intensi, occhi umidi, silenzio, sguardi bassi davanti ai nomi. Poi un applauso per ringraziare e il rientro in cella, certamente con un pensiero per riflettere e con un’emozione in più.

È così che insieme all’associazione Oblò e alla cooperativa Lotta Contro l’emarginazione abbiamo promosso un percorso di sensibilizzazione e condivisione nel carcere di Busto Arsizio. “Sarebbe stato bello riprendere alcuni momenti” dice un assistente della Polizia Penitenziaria… ma a volte dal carcere riusciamo a fare uscire solo la nostra voce che racconta quello che facciamo il 25 novembre e ogni altro giorno; in un luogo di fatica che proviamo a “rompere” con messaggi di speranza e di ri-educazione.

È stata la cattiva educazione che non ha mai insegnato l’emozione…” ha cantato e canta Vinicio.

Sabrina Gaiera