Spesso il dolore nei giovani non si manifesta a parole, ma sono i tagli evidenti che rendono tangibile e visibile la sofferenza, sono i gesti eclatanti e pieni di rabbia che rendono identificabile e non piรน invisibile l’individuo, sono le urla e le violenze a dare una voce ai traumi vissuti. Ma come si puรฒ dare pace ad anime disintegrate come queste? Come si puรฒ accompagnare, educare e supportare ragazzi che hanno visto l’inferno?
Esserci, รจ la risposta.
Renderli visibili, legittimare il loro malessere, riconoscere le loro fatiche e affiancarli nei momenti piรน faticosi, provare ogni giorno a ricostruire la loro identitร e la loro individualitร per renderli consapevoli delle loro capacitร e delle loro competenze.
Lo strumento che abbiamo nella cassetta degli attrezzi รจ la pazienza. L’etimologia della parola pazienza ci riconduce al latino pati, che significa sopportare, soffrire, tollerare, e forse รจ proprio questa la chiave per entrare in relazione con i giovani che hanno affrontato delle esperienze traumatiche, che hanno vissuto dolori profondi, che hanno ferite aperte e mai rimarginate.
Provare ad accogliere, ascoltare e tollerare il loro dolore, le loro lacerazioni, i loro silenzi e i loro sguardi. Imparare ad attendere, in modo silenzioso, con una presenza costante, unโapertura, una richiesta di aiuto, il desiderio di guardare oltre.
Ed รจ nella pazienza che i ragazzi si rifugiano, perchรฉ il dolore che hanno vissuto necessita di essere raccontato e merita di essere ascoltato, con attenzione e rispetto, con accoglienza e senza fretta.
Ed รจ la chiamata del sabato sera alle 23:30, in un momento di panico, in cui un ragazzo ha bisogno di essere sentito e di sentirsi lui stesso, che la pazienza dei mesi prima inizia ad assumere una forma piรน chiara, โadesso so che mi vuoi aiutare e forse inizio a fidarmi di teโ. Perchรฉ lโalleanza terapeutica passa da quei pochi o forse molti segnali che nel corso del tempo si manifestano.
E improvvisamente, cosรฌ sembra, ad un certo punto succede che le chiamate non arrivano piรน solo nel momento del panico e del bisogno, ma giungono quando meno te lo aspetti, per raccontarti cosa รจ successo di bello durante la giornata, per proporti un caffรจ o solo per scambiare due parole.
Si accorgono che la tua presenza, spesso silenziosa, li ha aiutati a capire che possono farcela, che il mondo a volte ha delle possibilitร da offrirgli, che si puรฒ raggiungere un obiettivo. Ed ecco che la pazienza che hai attivato e che hai provato a far vedere loro nel corso dei mesi, automaticamente, viene riflessa, rispecchiata, diventa per loro lo strumento per affrontare la quotidianitร e le difficoltร .
E se forse i punti di sutura su alcune ferite non si riescono a cucire, sicuramente si puรฒ provare a tenere stretta la pelle perchรฉ faccia meno male.
Noemi Collesi