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Par-ti-re.

Il significato principale del termine rimanda all’idea di allontanarsi, di andare via: partire è innanzitutto creare un distacco. Ma all’elemento del distacco si aggiunge quello del movimento, della motivazione che spinge a cercare un orizzonte diverso.

In queste poche righe provo a raccontare cosa significa per me la scelta di partire, di spendere i prossimi mesi contribuendo ad un progetto sociale in America Latina.

Non è stata una decisione presa da un giorno all’altro: fin dal liceo, sono sempre stata affascinata dal mondo del lavoro umanitario. Mi trovavo a idealizzare l’avventura di chi lascia la propria casa, le persone e le comodità della vitaquotidiana per andare ad incontrare comunità e ascoltare storie di persone lontane.

Il sogno di partire ha trovato posto in un cassetto per tanti anni.

Sarà questo il momento giusto per farlo? Spesso mi sento dire che più si diventa adulti più cogliere queste occasioni può essere difficile. Ma forse non esiste il momento perfetto, non si è mai pronti per uscire dalla propria zona di comfort, lasciare le abitudini e gli affetti, per immergersi in un contesto completamente diverso, che parla una lingua nuova, vive e pensa in modo differente.

E quindi tra poco più di un mese volo verso La Paz, sull’Altiplano boliviano.

Scelgo di mettere in pausa il mio lavoro di operatrice sociale che svolgo da quasi due anni nei servizi per la grave emarginazione sul territorio di Busto Arsizio. Un angolo di pianura padana a cui approdano persone e storie da tutto il mondo.

E mentre sono indaffarata tra vaccini e documenti, penso a che importante bagaglio porto con me grazie all’esperienza vissuta in cooperativa.

Essere un’operatrice mi ha aiutato a valorizzare le piccole conquiste quotidiane delle persone che mi sono trovata ad accompagnare, anche accettando che a volte non si conquista proprio niente; anzi, i passi indietro e le frustrazioni sono all’ordine del giorno.

Nella nostra quotidianità frenetica spesso ci accaniamo sul fare, sulla ricerca di risposte talvolta emergenziali a bisogni immediati. Ma alcune delle persone che incontriamo arrivano da noi portando con sé dei fardelli di fronte ai quali si può solo ascoltare ed essere presenti. Ed è soprattutto in quelle occasioni che mi sono resa conto di quanto, oltre a fare, sia importante stare. Creare uno spazio di attenzione al bisogno, accoglierlo semplicemente.

Voglio provare a lanciarmi così in questa nuova esperienza. Non con la pretesa di agire subito per portare chissà quale contributo al progetto, ma con la voglia innanzitutto di osservare, comprendere il contesto, accogliere i vissuti di chi incontrerò, sicura che il mio bagaglio si arricchirà molto. Mi preparo a partire, tenendo al sicuro con me i ricordi di un importante pezzo di strada percorso insieme.

Silvia D’Ambrosio