Casa di Marta è la Fondazione saronnese che ospita, tra le tantissime iniziative, anche l’Emporio della solidarietà Caritas. Da tre anni collaboriamo con Casa di Marta alla promozione di servizi per chi fa più fatica e rischia di trovarsi ai margini.
Abbiamo il piacere di pubblicare qui l’intervista a Francesca Volontè, co-fondatrice e animatrice del centro.

Casa di Marta, perché? Ci racconti cosa ha portato alla nascita di Casa di Marta?

L’idea della Casa di Marta nasce da un’amicizia, quella tra mio papà e Giulio Piuri (attuale presidente della Fondazione); due persone profondamente unite dal desiderio di fare del bene e che hanno sempre dedicato parte della loro vita ad iniziative in ambito sociale.
Casa di Marta era un progetto davvero ambizioso, sembrava quasi irrealizzabile quando lo raccontavano, eppure passo dopo passo (la ricerca dell’immobile, il coinvolgimento della Fondazione Eurojersey di Varese che lo ha donato, il progetto sociale, la ristrutturazione dell’immobile per renderlo idoneo al progetto, il coinvolgimento di associazioni…) siamo arrivati al taglio del nastro nel Novembre 2016. Mio papà purtroppo era mancato l’anno prima, ma aveva lasciato solide “fondamenta” per poter avviare e proseguire questo grande progetto.

Cosa pensi possa rappresentare Casa di Marta oggi per la comunità di Saronno?

In un primo momento da parte della città c’è stata diffidenza e preoccupazione rispetto all’idea della Casa di Marta; forse questo atteggiamento era generato da un po’ di paura rispetto a quello che ciascuno poteva immaginarsi, anche perché raccontare della Casa di Marta ancora prima che aprissimo le sue porte non era un’impresa facile. Piano piano però ci siamo guadagnati la stima, la fiducia e la simpatia dei cittadini, che hanno capito cosa facciamo e cosa c’è all’origine della Casa di Marta, che è diventata per molti anche l’occasione di essere coinvolti in un’azione o un gesto di solidarietà verso chi ha un bisogno.

Quattro anni di casa di Marta e tre di Emporio a Saronno, quando avete pensato di ospitare a Casa di Marta un’attività di distribuzione di beni di prima necessità, perché avete pensato proprio all’emporio Caritas? Ormai ci conosciamo bene, quali consiglio senti di dare all’emporio per il futuro?

Una delle caratteristiche che ci contraddistingue è il desiderio di non fare da soli, ma di coinvolgere altre realtà che possano trovare un ambiente accogliente e idoneo per promuovere iniziative sociali, instaurando una collaborazione che possa valorizzare e arricchire i servizi che vengono promossi.
L’esperienza dell’Emporio della Solidarietà è quella che meglio spiega questo desiderio; l’idea di un “supermercato solidale” c’era fin dall’inizio, perché il bisogno alimentare di chi vive situazioni di difficoltà è certamente tra i più importanti.
Nel primo periodo di Casa di Marta abbiamo dedicato molto tempo alla ricerca di realtà già esistenti e iniziative sociali che potessero essere di esempio, di ispirazione o di occasione di collaborazione: Emporio della Solidarietà di Caritas è tra le prime realtà che hanno attirato la nostra attenzione. Abbiamo visitato l’Emporio di Garbagnate e quello di Varese, per verificare se era fattibile portare una simile realtà in Casa di Marta, e abbiamo quindi deciso di bussare alla vostra porta…
Con cooperativa Intrecci si è instaurato il rapporto “ideale”: una collaborazione in cui ognuno cerca il meglio nell’altro per generare del bene.
Vista l’esperienza di Intrecci forse dovrei essere io a chiedere un consiglio per il futuro… Quello che mi sento di dire è che possiamo aiutarci a non accontentarci mai, si può fare sempre meglio e sempre di più, perché abbiamo la fortuna di non essere soli e anche quello che sembra difficile da realizzare può diventare possibile, se fatto insieme.

Che cosa vorresti augurare a Casa di Marta? Su cosa pensi si possa ancora migliorare? quando avete spento le 4 candeline… quale è stato il tuo desiderio?

Il 19 Novembre abbiamo “festeggiato” quattro anni dall’inaugurazione della Casa di Marta: il primo pensiero che ho avuto pensando alla Casa di Marta oggi è ancora di stupore: pensare che in così poco tempo nella Casa ha preso vita tutto ciò che accade quotidianamente è incredibile.
Poi mi vengono in mente due desideri: rendere ancora più forte il lavoro in rete con altre realtà e associazioni e aiutare a coltivare l’amicizia tra i volontari, richiamando anche il senso e il valore di quello che fanno.
Casa di Marta parte da un’amicizia e grazie all’amicizia potrà continuare a generare grandi cose. Se penso a Intrecci (i volti di Oliviero, Giovanni, Salvo…) mi viene in mente prima di tutto una bella amicizia, e quello che ha generato lo si può vedere bene.

Ci racconti una storia che hai incontrato a Casa di Marta e che ti sta particolarmente a cuore?

Ci sarebbe da raccontare tantissimo: ogni volto è una storia che insegna tanto.
Mi viene però in mente un episodio che mi ha fatto capire che fare del bene nel modo giusto non è scontato, aiutare una persona non è sempre facile.
Un po’ di tempo fa abbiamo ospitato una persona che dormiva in macchina; doveva essere una ospitalità temporanea, qualche settimana che si è poi trasformata in qualche mese per poi superare l’anno…questa persona si era “accomodata”, aveva iniziato a lavorare di meno, in Casa di Marta aveva da mangiare a da dormire comodamente… fino a quando abbiamo deciso di interrompere l’ospitalità, perché avevamo capito che non stavamo più facendo il bene di quella persona.
Dopo qualche tempo l’ho incontrata per strada (nel frattempo aveva ricominciato a lavorare di più ed era riuscita a trovare un piccolo alloggio in affitto) e mi ha ringraziato dicendo che se non avessimo preso quella decisione, non avrebbe trovato la forza e il desiderio di riprendere in mano la sua vita.

A cura di Giovanni Caimi
Info: emporiosaronno@coopintrecci.it