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Intrecci è attiva in vari settori di intervento (rifugiati, minori, disabili, grave emarginazione…). E’ piuttosto frequente che all’interno di cooperativa un/a educatore/trice possa passare da un servizio all’altro, modificando il proprio lavoro ma anche arricchendo il proprio bagaglio di esperienza. In questo articolo Sarah Saidani ci racconta il suo primo impatto con Casa Elim a Canegrate, dove opera nell’accoglienza di Minori Stranieri Non Accompagnati.

Sono arrivata a Casa Elim, comunità di pronto intervento per minori stranieri non accompagnati, un anno e mezzo fa; non sapevo esattamente cosa aspettarmi, fino ad allora avevo sempre lavorato con i richiedenti asilo nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), in particolare a Casa Onesimo a Busto Arsizio. Un ambiente molto diverso, rispetto a quello che trovai, ricordo bene che inizialmente ero molto spaventata: con gli adulti, seppur con mille difficoltà e differenze, si tratta di un rapporto tra pari, con cui puoi parlare, discutere, confrontarti, ma alla fine le scelte finali sono affidate a loro. Con i minori, invece, sei tu l’adulto, sei tu quella persona che deve indirizzarli e aiutarli a capire come costruire la loro vita in Italia.

Nelle prime settimane osservavo attentamente i miei colleghi per capire quale fosse l’approccio giusto. Li guardavo come si destreggiavano con maestria in un piccolo mondo, in quel di Canegrate, che avevano costruito ad hoc, in cui i ragazzi trascorrevano le loro giornate e imparavano cosa volesse dire vivere in un paese diverso dal loro. Cercavo di capire quale fosse l’equilibrio giusto tra essere accondiscendenti e autorevoli, fino a dove si poteva essere inclusivi e quando bisognava essere severi. Il ruolo era differente rispetto a quello che avevo sperimentato fino a poco tempo prima, ma soprattutto la responsabilità era più grande. Mi sono lasciata guidare dalle persone adulte affianco a me e grazie al lavoro di gruppo e al confronto continuo, pian piano ho preso fiducia e ho ritagliato il mio spazio nella comunità.

Il cuore pulsante di Casa Elim sono i ragazzi. Arrivati in Italia da pochissimo, con un bagaglio pieno di aspettative e di grandi sogni. Dopo viaggi impegnativi, lunghi o brevi che siano, si sono ritrovati catapultati in un mondo nuovo, con abitudini completamente diverse rispetto alle loro. Giovani, ma già con una responsabilità da adulti. In piena adolescenza, ma in realtà con una grande voglia di mettersi in gioco e di costruire la loro vita in Italia. Soli, lontani dai parenti e dalle persone con cui hanno condiviso tutto, ma oggi parte di una famiglia ancora più grande, che si chiama comunità. Un luogo circoscritto, appartato e vivo. Denso di emozioni e di momenti da condividere, come cucinare insieme le specialità culinarie dell’Egitto, ballare e cantare le canzoni albanesi, pulire la cucina e far brillare i vetri delle finestre, curare il giardino e creare l’orto. In questo piccolo mondo, che per un arco di tempo diventa Casa, bisogna ricordare ai ragazzi di fare le pulizie, a volte serve discutere con loro quando alzano troppo la voce e fanno casino, serve essere pazienti per rispondere alle mille domande che ti pongono. Lavorare a contatto con le persone vuol dire anche ascoltare, con attenzione, i racconti di viaggio e le disavventure, capire la loro storia pregressa, intuirne le sfumature, tener vivo un legame con le famiglie lontane – ma con il cuore così vicine – e costruire insieme il percorso che li porterà verso la maggiore età.

Potrei raccontare mille emozionanti storie, come quella di un piccolo fanciullo arrivato in Italia solo dodicenne, che in un anno ha fatto passi da gigante, ha imparato l’italiano e a settembre frequenterà la terza media con i coetanei italiani; o il percorso meraviglioso di un ragazzo che in pochi anni è riuscito ad integrarsi alla perfezione nella nostra società e la sua ambizione ora è di frequentare l’università per diventare ingegnere e sentirsi, un giorno, davvero italiano.

Non sempre va tutto bene, ci sono momenti di sconforto e di impotenza: quando puoi fare poco davanti all’impossibilità di recuperare un documento necessario per il rinnovo del permesso di soggiorno di un ospite, e sai che questo causerà la fine del suo percorso nel nostro Paese o davanti ad un ragazzo che, nonostante abbia mille potenzialità, vuole solo sentirsi libero di fare quello che vuole e la comunità, per lui, è un luogo troppo stretto.

Bisogna provarci sempre, fa parte del mestiere e quasi sempre i risultati, soprattutto con i giovani ragazzi, sono positivi.

È bello poter vedere negli occhi dei piccoli ospiti la speranza di un futuro migliore. Sei consapevole che nonostante tutte le difficoltà che possano aver superato o dovranno ancora affrontare, loro potranno avere un futuro. Sai che hanno le tutele necessarie per poter raggiungere i loro obiettivi. Sono giovani ragazzi che nonostante per noi e per lo Stato siano ancora minorenni, in realtà la vita li ha messi davanti ad una grande scelta e hanno avuto un coraggio enorme per intraprendere una strada sconosciuta.

Adolescenti che non solo ri-costruiscono la loro vita, ma che diventeranno parte integrante del futuro del nostro Paese.  

Sara Saidani

Info: casaelim@coopintrecci.it