Uno dei miei scrittori preferiti, Samuel Beckett, una volta scrisse “se non hai mai provato non hai mai fallito. Prova ancora, fallisci ancora, fallisci meglio”. L’ho sempre trovata una frase di ispirazione profonda, come a dire che mai nella vita ci può essere negata la facoltà di provare, quindi di sbagliare e infine di riuscire.

In questo momento di incertezza mi sembra invece che siamo arrivati al punto in cui anche provare sia diventato un privilegio. Provare a crescere, ad andare avanti, a gettare fondamenta solide per il futuro.
Nei progetti di accoglienza CAS, che sono per loro natura temporanei ed incerti, questa sensazione di impotenza e di vaghezza é ancora più presente e pressante. Mi sono chiesta come si possa fare bene il nostro lavoro se tutte le strutture, le reti, le possibilità si sono azzerate? E come possiamo comunicare stabilità ai nostri beneficiari, tutti adulti richiedenti asilo, se anche noi ci sentiamo dispersi e senza punti di riferimento?

Non so se ci sia una risposta. La mia, personalmente, è questa: provare a cambiare prospettiva. Come nell’arte. Spesso, guardando un quadro da vicino non ne cogliamo la bellezza generale e, allo stesso tempo, se ci allontaniamo troppo, rischiamo di perderci i dettagli. É una questione di giusta misura.

Da che sono nati i nostri progetti, il nostro modo di lavorare non ha mai subito una battuta di arresto così importante; certo, ci sono momenti buoni e meno buoni, ma le modalità sono sempre state le stesse. Oggi ci troviamo di fronte ad una doppia sfida: da una parte dobbiamo necessariamente rivedere il “come” e dall’altra parte dobbiamo cercare di dargli un nuovo senso.

E allora come possiamo oggi lavoare sull’inclusione, sull’integrazione se il mondo pare congelato?

In questi mesi di difficoltà molti nostri beneficiari si sono trovati in situazioni complicate: tirocini interrotti, lavori saltuari spariti, cassa integrazione richiesta per i dipendenti (ma non per loro), lavori promessi e mai arrivati.

Senza la dignità che deriva dal lavoro diventa difficile cercare di vedere il futuro, ma posso con certezza dire che nessuno si è arreso.

Non ci siamo arresi noi operatori dell’accoglienza e non si sono arresi i nostri ospiti che ancora oggi chiedono la stampa dei loro curriculum vitae, provano a fare colloqui (con modalità diverse e talvolta complicatissime), accolgono a braccia aperte tutte le possibilità che vengono offerte loro.

Quindi forse questo periodo, per quanto sospeso, può insegnarci che non esiste il tempo perso, che tutto dipende dalla volontà di invesitre in quel tempo in un modo nuovo. Tempo per lavorare su se stessi, tempo per concentrarsi sulla formazione, che troppo spesso viene lasciata da parte perchè l’urgenza è sempre quella di avere qualche soldo in tasca per sè e per la famiglia. Tempo per mettere a fuoco il futuro: mai come in questo periodo mi sono ritrovata a chiedere ai nostri ospiti “tu, da grande, cosa vuoi fare?”.

Perchè il tempo sospeso forse ci ha ridato la possibilità di fermarci e di soffermarci, mentre prima, un po’ da sempre, correvamo dietro all’urgenza, all’emergenza, al qui ed ora.

É difficle e sarà difficile fino a quando non torneremo ad una situazione di normalità che speravamo fosse dietro l’angolo e invece pare essere più lontata del previsto. Per mesi ci hanno detto che sarebbe andato tutto bene e noi ci abbiamo creduto. La consapevolezza di oggi è che andrà tutto bene se ciascuno di noi continuerà a fare la propria parte e se non ci faremo prendere dallo sconforto dell’immobilità, perchè noi, in quanto esseri umani non siamo immobili, abbiamo tutti sempre la possibilità di scegliere e di accettare il cambiamento per quello che è: una piccola rottura in un equilibrio noto e confortevole.

Per forza ci siamo dovuti adattare, per forza abbiamo dovuto rivedere le nostre vite, ma possiamo avere una certezza: il cambiamento è sempre positivo se riusciamo a coglierne le opportunità.

Ci stiamo provando con tutte le nostre forze e arriveremo alla fine di questo cammino, non sappiamo se migliori, ma sicuramente cambiati e forse con qualche consapevolezza in più certi che “se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo”.

Federica Di Donato
Info: f.didonato@coopintrecci.it