Siamo appena usciti da un periodo particolare, che ha lasciato il segno in tutti noi, ma ci ha dato la possibilità di sperimentare nuovi metodi di lavoro e di insegnamento. Anche per gli ospiti dei Centri d’accoglienza straordinari il lockdown ha creato una sosta indesiderata della scuola e delle formazioni. La storia di Daouda.

Siamo appena usciti da un periodo particolare, che ha lasciato il segno in tutti noi, ma ci ha dato la possibilità di sperimentare nuovi metodi di lavoro e di insegnamento. Anche per gli ospiti dei Centri d’accoglienza straordinari il lockdown ha creato una sosta indesiderata della scuola e delle formazioni.
Com’è successo per il progetto “Coltiviamo il nostro futuro”, che ha l’obiettivo di formare i giovani stranieri nell’ambito dell’agricoltura sociale. Il programma originale prevedeva lezioni in aula, seguite da una parte pratica in Cascina Poglianasca ad Arluno. Dopo solo una settimana di lezioni al Centro Diurno Rifugiati, purtroppo tutto si è fermato. Il Covid-19 è entrato nella nostra quotidianità, abbiamo dovuto cambiare il nostro modo di vivere e così gli organizzatori del corso hanno rimodulato le lezioni in una formazione tramite Skype.
Ricordo bene la reazione dei tre ragazzi di Casa Onesimo, partecipanti al progetto, quando gli ho detto come sarebbe cambiato il corso: perplessi e stupiti, ma grati di non perdere anche questa opportunità. Daouda, uno di loro, l’ha presa con particolare filosofia, anzi ha molto apprezzato che è stato trovato un modo per continuare il corso anche se il mondo era sconvolto da una terribile pandemia.
Una connessione internet un po’ dispettosa ha creato qualche problema, ma niente di irrisolvibile e anche i ragazzi si sono ingegnati ancora di più per poter frequentare al meglio le lezioni: chi le seguiva in giardino e chi nella sala comune. Pronti anche in anticipo per poter partecipare e prendere appunti. Daouda confessa che in alcuni momenti ha apprezzato di più la formazione online: “Con questa modalità, posso riguardare le lezioni, è quello che mi è piaciuto di più, perché alcune cose che non capivo bene potevo rivederle e impararle. Invece, in presenza se la lezione finisce, non puoi rivederla”.
I bravissimi insegnanti della formazione si sono organizzati al meglio per poter trasmettere le nozioni in maniera semplice e comprensibile. La parte più “operativa” ha coinvolto di più i nostri ragazzi, ma è stata la più difficile da insegnare attraverso un pc. Infatti, tutti e tre concordano sul fatto che sarebbe stato più bello “utilizzare le mani” per imparare ancora meglio.
Mancano poche lezioni per finire ufficialmente la formazione e per alcuni di loro ci sarà la possibilità di accedere ad un tirocinio nel settore. È una speranza comune a tutti i partecipanti, una possibilità rara in questo periodo storico e Daouda ne è ben consapevole; conclude il nostro confronto, dicendomi: “Mi auguro che tutte le persone che hanno fatto il corso, possano trovare un lavoro in questo settore.”
E noi auguriamo a Daouda che questa esperienza lo abbia fatto crescere e che possa trovare presto la sua strada, quella migliore per lui.

Federica Di Donato
Info: f.didonato@coopintrecci.it