Skip to main content

Il territorio del Rhodense offre un’opportunità di attività sportiva strutturata che ha incontrato i bisogni delle famiglie più vulnerabili accolte nel progetto “Rete appartamenti”. Questa bella realtà è offerta dalla Polisportiva Oratorio San Carlo e si articola in due attività: Baskin e Danzin. Ci siamo incontrati ricercando una proposta adeguata per la piccola G., ospite con la sua famiglia del nostro progetto. 

Per farvi capire un po’ meglio di cosa si tratta, abbiamo chiesto al Presidente Renato Baroni di presentarci la Polisportiva e la sua attività.

La Polisportiva Oratorio San Carlo è un’associazione sportiva di promozione sociale che ha scelto lo sport per promuovere l’inclusione sociale di tutte le persone. Lo sport, per le caratteristiche che gli sono proprie, nel nostro tempo rappresenta uno strumento in grado di far emergere “capacità nascoste e talenti invisibili”.  Perché questo si avveri occorre però progettare lo sport in modo da mettere al centro la persona e creare le condizioni perché ogni persona possa partecipare ed essere protagonista. Per questo abbiamo scelto di proporre, a fianco dello sport tradizionale, lo sport inclusivo: una terza via dello sport che invita ad uscire dalla estrema specializzazione per riscoprire la bellezza di stare insieme e il valore della diversità.

Come si sviluppano concretamente queste attività sportive inclusive?

Il Baskin è uno sport nuovo nato a Cremona dall’intuizione e dall’incontro di un genitore con un insegnante di educazione fisica. Un incontro con al centro una domanda: “se lo sport è una straordinaria occasione di crescita e maturazione, perché molti vengono esclusi?”. Una domanda che si pongono i genitori con figli con disabilità, ma anche i genitori dei figli mediamente abili che progressivamente vengono esclusi dallo sport perché meno veloci, meno alti etc. Il baskin, adattando le regole e le attrezzature alle persone, rende possibile a tutti quelli che vogliono mettersi in gioco di esprimere le loro potenzialità, mettendole al servizio degli altri. Da questo nasce un modo diverso di guardare l’altro e scoprire la ricchezza che ognuno di noi porta con sé: sia disabile o mediamente abile, femmina o maschio, giovane o anziano, italiano o straniero…

Come il baskin ha radicalmente modificato il dispositivo del basket per dare luogo a un’esperienza di gioco e di gara accessibile a tutti, così ogni dispositivo può modificarsi per dare luogo a esperienze inclusive, in qualunque ambito esse si collochino ma specialmente in ambito educativo. Per questo ora stiamo sperimentando il Danzin e domani … chissà quale altra sfida accoglieremo.

Quali bisogni portano le famiglie che incontrate nell’attività?

Tutti siamo d’accordo che l’inclusione è una cosa giusta, ma poi ci abituiamo a considerare “l’esclusione” come un fatto inevitabile: una dis-grazia (o come si usa oggi il karma) che ci si augura di non dover mai affrontare. Quando però si scopre un ambiente inclusivo ci si accorge di star bene ed è quello che trovano le persone dopo aver fatto esperienza di baskin. Per questo da noi vengono famiglie anche da lontano, perché trovano una situazione che li accoglie per quello che sono, senza dover continuamente competere.

Nulla chiedono, ma tutti portano il desiderio di condividere quello che hanno.

Siete presenti anche con progetti all’interno delle scuole: quanto è importante un lavoro di rete con realtà scolastiche e del territorio?

Marco Paolini nel racconto Ausmerzen sostiene che l’Italia dovrebbe essere orgogliosa della legge del 1977 che riorganizza la scuola in base al principio dell’inclusione abolendo tra l’altro le classi differenziali. E’ infatti a partire dalla scuola che è possibile realizzare esperienze inclusive. Sono molte e sempre più numerose le scuole che chiedono di essere aiutate ad inserire nella didattica il metodo baskin, in modo che i ragazzi, partendo da questa esperienza concreta, possano trasferire anche alle altre discipline questo metodo di apprendimento collaborativo. Ma non basta la scuola, occorre dare continuità a questa azione in tutti gli ambiti contrastando la cultura dello scarto, denunciata più volte da papa Francesco.  Dal nostro punto di vista è ormai tempo che gli operatori del sociale inseriscano nella loro cassetta degli attrezzi anche il metodo baskin e lo sport inclusivo come strumento educativo e di progettazione sociale. Per questo auspichiamo che nel nostro territorio sempre più imprese sociali si mostrino disponibili a valorizzare e magari condividere questo percorso.

Queste riflessioni di Renato ci permettono di riflettere meglio sull’esperienza che stiamo vivendo concretamente con le famiglie accolte nel nostro progetto che partecipano a queste attività. L’aspetto che più ci colpisce positivamente è la voglia di mettere sempre al centro la persona con le sue caratteristiche e le sue necessità e di creare relazioni. Ecco, quel che si respira entrando in palestra è proprio questo: ognuno è accolto e chiamato a relazionarsi con gli altri con ciò che può mettere in gioco, e non solo i ragazzi  fruitori diretti dell’attività, ma anche i genitori, gli accompagnatori, gli allenatori.  Questo aspetto di relazionalità è per le nostre famiglie fondamentale, perché permette loro di sperimentare abilità in contesti vivaci, dove la diversità è davvero ricchezza. 

Come equipe stiamo condividendo una preziosa collaborazione con i referenti della Polisportiva che permette ad entrambi di accompagnare al meglio le famiglie accolte nel nostro progetto: ci si scambiano informazioni, richieste, dubbi e criticità, ma anche piccoli traguardi positivi raggiunti e piccoli passi di crescita.  Si riflette insieme sulle modalità più adeguate di comunicazione con gli adulti e su atteggiamenti, fatiche e sorprese dei più piccoli: ecco che non è solo un’attività ludico-motoria ma diventa un “laboratorio” di interazione con ragazzi e adulti. Lavorare in sinergia, ciascuno di noi con la propria specificità, permette di non perdere di vista la centralità di ogni persona, di ogni percorso e di creare socialità e integrazione.

Proprio per tutto questo, che si sta costruendo insieme, G. ogni settimana partecipa volentieri alle attività dove può migliorare le sue abilità psicomotorie ma, soprattutto, può stringere legami di amicizia!

Annalisa Cozzi

Info: reteappartamenti@coopintrecci.it