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Nel febbraio del 2021 i nostri Centri di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo hanno chiuso.
Questo per noi ha significato molte cose, in primis la certezza di non avere chiuso davvero alcuni progetti individuali di persone che stavano per farcela, a cui mancava davvero solo lo sprint finale per arrivare a dirsi davvero autonomi ed inseriti nel contesto sociale.

Quindi questa consapevolezza di fine/non fine ci ha portato a provare a capire come andare avanti ed è così che è nato il progetto “Seconda accoglienza” che in due anni ha visto passare 20 persone nei tre appartamenti inizialmente in gestione (Saronno, Varese e Castellanza) e ci ha portati oggi, a inizio 2023, ad avere ancora davanti a noi una nuova annualità di progetto.

Tutto questo grazie al sostegno di Caritas Ambrosiana e grazie alle Parrocchie di Varese S. Massimiliano Kolbe e di S. Giulio a Castellanza, che hanno rinnovato la disponibilità dei volontari che seguono i ragazzi. Nel caso di Castellanza anche l’appartamento è messo a disposizione direttamente dalla parrocchia, mentre a Varese è un privato a darlo in gestione per l’accoglienza.
Sono tanti i grazie da dire, ma il più grande va sicuramente ai volontari, che prestano la loro preziosa opera di accompagnamento e vicinanza agli ospiti, dando sostegno concreto su diversi aspetti della vita quotidiana.

Quindi, perché una scommessa su cui puntare? Nel gioco di solito si tende a lasciare quando si vince e noi ad oggi possiamo dire che il progetto sta vincendo perché è necessario, perché funziona, perché in tanti mesi abbiamo avuto tante belle storie positive di ragazzi che con questo “miglio in più” sono riusciti a trovare il loro posto nel mondo, perché in qualche modo questo progetto sta facendo la differenza per chi da solo ancora non ce la fa.
Ma la vera vittoria sarebbe renderlo stabile, far sì che diventi uno strumento strutturato e di sistema. Che possa essere un ultimo passaggio per chiunque ne abbia bisogno. Quindi puntiamo in alto e cerchiamo da qui in avanti di fare ancora meglio, di lavorare ancora di più sull’autonomia e sull’indipendenza per essere davvero quell’ultimo step verso il mondo.

Beh…certo che l’ideale sarebbe non avere bisogno di progetti così, certo che l’ideale sarebbe che una persona di origine straniera con un contratto di lavoro stabile potesse trovare una soluzione abitativa sul mercato senza necessariamente avere alle spalle qualcuno di italiano.

Certo, sarebbe un mondo meraviglioso che giorno per giorno cerchiamo di costruire, per ora ci accontentiamo dei piccoli passi che possiamo fare. Insieme.

Federica Di Donato

Info: f.didonato@coopintrecci.it