Chissà se anche oggi le addette al centralino sospenderebbero ancora tutte le telefonate per ascoltare delle storie? Così se le immaginava il grande Gianni Rodari, in sciopero selettivo, tutte intente ad ascoltare le favole al telefono che il ragionier Bianchi raccontava ogni sera alla sua bambina, mentre per lavoro era in trasferta, lontano da casa, distanziato dai suoi affetti. Oggi sospettiamo piuttosto che le nostre conversazioni con lo smathphone siano ascoltate per sorvegliarci o per essere profilati per avviare l’ennesima campagna di marketing. Non esiste più il vecchio telefono S62 e la mole di comunicazioni sarebbe oggi ingestibile per una centralinista, anche se di Varese.

Sarebbe però bello per loro e crediamo per molti di noi, poter ascoltare le letture ad alta voce che Betty fa insieme a Maria e Paolo, ospiti di Casa Simona. Naturalmente, il telefono a rotella è andato in soffitta da tempo ed oggi, immersi nel mondo digitale, possiamo beneficiare di tecnologie che riescono ad associare voci, volti e movimenti. Con un tablet o un PC si possono fare veramente cose notevoli e, perché no, stabilire e consolidare amicizie e relazioni. A partire dalla lettura di un libro, seppure a distanza, si possono superare le barriere ed esplorare insieme i territori del pensiero, della fantasia e dell’emozione che non escludono nessuno.

Come già abbiamo raccontato nella precedente newsletter, Casa Simona è entrata in quella trama di relazioni generatasi dal progetto “Che storia!”, promosso dal laboratorio di comunità “Leggi che ti passa” nato a Rho, su impulso del progetto #Oltreiperimetri e dell’Associazione Fare Diversamente.

La disponibilità di Betty è nata dall’amore per la lettura, da lei scoperta qualche anno fa come possibilità di prendersi cura di sé e degli altri, a partire dai figli piccoli: “Quando andavamo in vacanza, durante i nostri più o meno lunghi viaggi in automobile, non mancava mai un audiolibro. Poi, cresciuti i figli, mi sono detta perché non offrire io la mia voce alle parole scritte”. Approfondire il senso del leggere ad altri, racconta Betty, le ha permesso di cambiare come persona, mettendosi in gioco nella relazione interpersonale. Leggendo si è letta dentro ed ha scoperto che la lettura è veramente una “chiave della conoscenza” ed è capace di generare qualcosa di nuovo.

Le domande all’inizio dell’esperienza di lettura con gli ospiti di Casa Simona sono state tante: “Sarò all’altezza del compito? Riuscirò a capire le emozioni suscitate dall’ascolto di una storia dietro la barriera di uno schermo? Lo strumento digitale non rischia di rendere l’esperienza di lettura qualcosa di superficiale? Come fare senza una relazione corporea, senza un contatto?”. Insomma, la vera preoccupazione non è stata l’aver a che fare con persone con disabilità, ma piuttosto il timore di non riuscire a comunicare in profondità. 

La prima cosa significativa per accogliere questa sfida è stata dirsi: “Anche se l’attività si svolge dietro uno schermo, io entro in un luogo che non abito, sono un’ospite che però porta con sé un dono prezioso: la lettura”. Grazie a questo atteggiamento, è accaduto ciò che di solito avviene agli scrittori migliori: superato il timore della pagina bianca, le parole sono venute fuori da sé, anche se poi bisogna con grande attenzione saper modellare quelle parole e, nel caso di un lettore, la voce. Il desiderio di raccontare è stato quindi più forte, un desiderio che ha coinvolto Betty, Paolo e Maria in un’impresa comune. Per tutti e tre si è trattato di un’esperienza inedita, ma i sorrisi e le espressioni di soddisfazione reciproca (mitica quella di Paolo: “Sono stato da Dio”) hanno reso le cose più semplici.

Spesso si pensa che la lettura ad alta voce fatta a favore di altri sia ad una direzione: c’è chi legge e c’è chi ascolta, c’è un attore e c’è uno spettatore. Ma non è così e soprattutto Betty non ha voluto impostare le cose in questo modo. Come ci ha insegnato Gianni Rodari, il libro, la lettura e l’ascolto, non sono strumenti di tortura, ma di partecipazione e quindi occasioni di crescita e riconoscimento. Paolo e Maria sono stati coinvolti nella scelta dei libri da leggere, ognuno a partire dai propri desideri. Paolo ha scelto delle favole, spesso con protagonisti gli animali che tanto ama, e grazie a queste letture anche gli operatori di Casa Simona hanno scoperto che Paolo ha tante storie in testa, un mondo di fantasia ed immaginazione che si integra con quello più reale dove la mobilità è molto più limitata. Per Maria le esigenze sono state un po’ più intime: a partire da racconti brevi, ha poi voluto che gli venisse letta la sua autobiografia, “Ascoltami con gli occhi”. Nulla di narcisistico, ma un invito fatto a Betty da parte di Maria ad entrare nel suo mondo in cui al centro c’è il “linguaggio degli occhi e degli sguardi”.

Questa esperienza profondamente trasformativa, quindi educativa, ha fatto sentire i suoi effetti anche su tutto il servizio di Casa Simona: gli operatori supportando la connessione on line e toccando con mano l’entusiasmo di Paolo e la soddisfazione di Maria, ne hanno ricevuto una provocazione: i libri, siano essi fatti di carta o di bit, hanno la capacità di educarci alla lettura ed all’ascolto di noi stessi e degli altri, sono artefici di comunicazione. Si è inoltre compreso che è sempre possibile, anche in mezzo alla tempesta del Covid-19, generare insieme alle persone con disabilità progetti ed attività capaci di migliorarne la qualità della vita.

L’avventura di lettura ed ascolto che si sta vivendo a Casa Simona, capace di promuovere “compagnia”, “relazione” ed “emozione”, ora prosegue e chissà se in futuro, in una presenza presente od ancora dietro uno schermo, potrà essere allargata anche ad altri, generando trame e storie da raccontare e raccontarsi.

Siamo sicuri che il ragionier Bianchi ne sarebbe contento.

Danilo Giansanti
Info: casasimona@coopintrecci.it