L’Emporio della solidarietà di Varese ha compiuto cinque anni. E i compleanni sono l’occasione per trarre bilanci dalle esperienze. Anche per questo abbiamo rivolto quattro domande a Laura Bramati, volontaria storica del nostro mini-store presso la Casa della Carità di Varese. “Sono stati 5 anni molto stimolanti, in cui ho sperimentato un modo nuovo di essere volontaria, perché la parte più rilevante del nostro ruolo è il rapporto umano, la relazione con le persone”.

L’emporio della solidarietà di Varese ha compiuto 5 anni nel mese di agosto, ci faresti un bilancio di questi anni passati come volontaria di Emporio?

La mia esperienza nel volontariato è iniziata più di 20 anni fa, spinta da esempi familiari che mi avevano fatta crescere con la consapevolezza che chi ha molto ricevuto ha anche il dovere di dare in cambio altrettanto, con le modalità che sente a sé più funzionali. L’approccio alla realtà di Emporio è stato una vera rivelazione per me….avevo già letto in passato del progetto di Caritas, e trovavo l’idea così innovativa e intelligente che quando ho saputo che se ne inaugurava uno a Varese mi sono presentata. Casualmente, come prima e unica volontaria ho incontrato la mia amica Paola, a cui ho deciso di affiancarmi in questa nuova avventura. Sono stati 5 anni molto stimolanti, in cui ho sperimentato un modo nuovo di essere volontaria, perché la parte più rilevante del nostro ruolo è il rapporto umano, la relazione con le persone. Questo non mi era stato possibile nelle esperienze precedenti.

Qual è, per te, il valore aggiunto del fare la volontaria in un luogo come Emporio?

Proprio quello che ho appena descritto: il contatto diretto con le persone, il potersi avvicinare a loro in modo naturale, per consigliarli sugli acquisti e nel contempo, ma solo se loro ne manifestano il desiderio, ascoltare le loro storie, le piccole difficoltà quotidiane, spesso i grandi problemi di salute o di lavoro che pesano sulle loro vite. Tra un cespo di insalata e un quaderno per la scuola escono i racconti sui bambini, sui guai che sta passando la famiglia nel Paese lontano, sulle difficoltà di una donna sola che non riesce a mantenere i suoi figli.

Come il servizio è cambiato in questi anni? Quali cambiamenti ti hanno colpito maggiormente?

I cambiamenti sono stati principalmente due: inizialmente gli utenti-tipo erano essenzialmente famiglie con bambini, in temporanea difficoltà a causa della perdita del lavoro o di una malattia, poi purtroppo abbiamo dovuto accogliere anche famiglie senza figli, coppie anziane o anche persone sole, sempre più casi di questo tipo necessitavano di aiuto e oggi la nostra utenza è quindi più eterogenea. Con l’emergenza Covid poi, la situazione è precipitata ovunque e abbiamo dovuto cercare di accogliere nuovi utenti messi in difficoltà dalla pandemia che ha allargato in modo impressionante la fascia delle persone bisognose.

Ci racconti una storia positiva, un bel ricordo, una relazione umana che ti sei portata dentro da questa esperienza?

I ricordi belli sono tanti, piccole storie che a ogni turno costellano di incontri emozionanti le tre ore di apertura: soprattutto quelli con i bambini, con donne forti che portano avanti da sole famiglie disastrate e riescono a crescere figli educati, che a ogni visita aiutiamo a disegnare per poi appendere in Emporio i loro capolavori . Ricordo poi l’arrivo di un ragazzo albanese sui 20 anni, silenzioso ed educatissimo; faceva sempre una spesa accorta e ragionata, e iniziammo a chiacchierare, come avrei fatto con un amico delle mie figlie. Faceva la spesa per i suoi genitori, che erano spesso in Umbria avendo trovato lì un lavoro temporaneo. Lui era nato in Albania, vissuto molti anni a Salonicco, e da non moltissimi era qui. Parlava un italiano perfetto, e aveva trovato lavoro come cuoco in una pizzeria che anch’io frequento spesso. Parlando con il proprietario, mi disse che quel ragazzo era stato un ottimo acquisto, che non se lo sarebbe lasciato scappare tanto era competente e serio. Ogni volta che vado in quel ristorante, passo ancora oggi in cucina a salutarlo; si avvicina con la sua solita cortese ritrosia, e spero di poterlo di nuovo abbracciare, liberi dalla mascherina e dalla paura.

Per info: emporio.varese@coopintrecci.it