Jacob ha smesso con i suoi disperati tentativi di attirare l’attenzione e si è appoggiato alla sua schiena. Con la mano sinistra gioca lentamente con quella folta e spessa criniera. Ogni tanto chiude gli occhi, poi li riapre e guarda dolce quegli occhi enormi. Sorride e canticchia a bassa voce Amami di Emma: “…amami come la terra, la pioggia, l’estate, amami senza un domani senza farsi del male,ma adesso amami dopo di noi c’è solo il vento e porta via l’amore…”.

ippoterapiaQuell’attimo di felicità…Quando hai finito di spazzolare Pezza, una bellissima cavalla dal temperamento docile, magari hai fatto una gran fatica perché si era poco prima rotolata nel fango e non eri sicuro di riuscire a ridonarle splendore. Invece sì, ce l’hai fatta e lei sembra essertene grata, mostrandotelo con una morbida testata sulla guancia.

E poi finalmente ti senti un campione, uno di quelli che vince in segreto, cavalcandola nella brezza del vento. Il vento che fa giocare i capelli, quel galoppare che ricorda quando eri bambino seduto sulle gambe di chi ti voleva bene.

Come in un vecchio fumetto di Mafalda che mi ricapita tra le mani. E’ un po’ stracciato da una parte. Ma la saggezza che contiene è intatta. “C’è chi si tiene tutto dentro. Cose belle e cose brutte. Ma le emozioni che non prendono aria ti soffocano”. Una striscia che leggo dopo anni. Penso agli ospiti che accompagno a ippoterapia. A quanto aspettano con ansia questo appuntamento settimanale. A quanto si sentono liberi e leggeri di fronte a Pezza, a Holly, a Dester e a tutti gli altri cavalli. Niente censure nell’esprimere la loro felicità e le loro emozioni nell’accudirli. Nel dar loro da mangiare, nel salirci sopra.

I ragazzi sollevati da terra hanno imparato che nel galoppare non si guarda in basso ma in alto. Le nuvole cambiano direzione. Assumono la forma di immagini sempre nuove, tutte loro. Una dimensione parallela, impalpabile, che nessuno oltre a noi vede. Bianche e soffici, lunghe, corte, morbide, forse stanche di chissà quale viaggio, ma ripartono comunque allegre. Chissà se galoppare è anche questo. Penso di sì. Penso di sì dai loro volti, dalle loro mani che tengono strette le redini ma senza tirare, lasciandosi cullare da animali straordinari.
Il cavallo è un animale di grandi dimensioni e di grande potenza e a volte può addirittura incutere un certo timore. È però anche un animale molto sensibile che necessita di cure e attenzioni. Spinge perciò l’essere umano con il quale entra in relazione ad essere parte attiva per rispondere ai particolari bisogni di cui necessita, lo pone al centro delle proprie esigenze.

Il cavallo è un essere che esprime emozioni proprie come la paura, in cui ci si può riconoscere e dove si può assumere un ruolo rassicurante; allo stesso tempo, montare un animale grande e potente, offre sensazioni di protezione, di autostima e fiducia in se stessi perché possiede tutte le qualità necessarie a stimolare il processo di attaccamento fondamentale per lo sviluppo dell’essere umano: calore, morbidezza, odore, movimenti regolari, grandi occhi con sguardo intenso. Andare a cavallo permette di stabilire contatti fisici e permette anche di essere gratificati, sia dall’offrire cure, carezze e massaggi, sia dal ricevere manifestazioni di gratificazione da parte dell’animale.

Tutto ciò stimola nell’uomo la crescita di autostima, senso di efficacia e un desiderio di attivazione e crescita nella continua relazione con il cavallo. In particolare, per le persone più deboli, può essere un modo per incentivare l’autonomia, sviluppare attenzione e osservazione, stimolare gli elementi, verbali e non, propri di una relazione affettiva.
Per questi motivi abbiamo scelto come comunità di inserire nel nostro programma terapeutico e riabilitativo degli incontri settimanali di ippoterapia.

Grazie alla disponibilità di un Istruttore speciale che ci dona il suo tempo e il suo sapere.

I ragazzi ospiti della nostra comunità ne sono entusiasti e a poco a poco stanno imparando a esprimere sensazioni a cui prima non riuscivano a dare un nome.

E come direbbe Helen Thomson “Nel montare un cavallo, noi prendiamo in prestito la libertà”. 

Simona Malanchin