Questi due mesi di isolamento hanno spinto i nostri servizi di educazione finanziaria a ripensarsi per funzionare anche a distanza, e questo ci ha permesso di scoprire nuove opportunità interessanti, che vogliamo provare a raccontarvi.

Mattina del 10 marzo: ho un appuntamento con una persona per condividere il rendiconto delle sue spese mensili, utile a controllare che gli obiettivi di risparmio decisi insieme restino raggiungibili. Abita a Rho. Normalmente ci sarei andato in bicicletta. Lo chiamo per spiegargli che non posso muovermi ma se vuole che ci vediamo comunque in faccia lo posso chiamare con Whatsapp, gli dico che lo sto facendo con molti colleghi. La videochiamata è un disastro, la sua linea salta continuamente. Passiamo al telefono normale, dal quale mi detta – modello bollettino di guerra – le spese fatte nel mese precedente: “45 euro macelleria… 10 euro ricarica…” e io prendo appunti nel file excel a lui dedicato. Zero spazio per considerazioni e convenevoli, tutto molto più rapido e freddo del solito. Alla fine penso, “insomma… non è un granché, ma poteva andare peggio”. Il pomeriggio mi sento al volo con un collega di un’altra cooperativa, che si è entusiasmato per l’idea dell’educazione finanziaria nei servizi di accompagnamento all’autonomia e vuole chiederci di fare una formazione specifica sul tema ai loro operatori: “Eh… e adesso come facciamo che non potete venire più a Como per chissà quanto? …dici che potreste riuscire a farci la formazione a distanza, online?”. “Stavo pensando la stessa cosa!” gli dico, “dacci il tempo di riadattare il percorso e ci siamo”. Ma poi penso tra me e me… funzionerà davvero?

Due mesi dopo lo stesso signore di Rho ha installato Skype su un computer recuperato (prima non ne aveva uno) e i due colloqui successivi sono andati molto meglio. Anche gli altri colleghi hanno registrato dei progressi, e raccontarceli in équipe infondeva speranza reciproca. Con qualche persona siamo riusciti anche a fare degli accompagnamenti alla pianificazione più complessi, condividendo lo schermo con il nostro tool certificato “LifeMaps”, parlando di mutui e università dei figli, di assicurazioni sulla vita e previdenza complementare; addirittura in qualche caso siamo riusciti a fare un primo colloquio, a distanza, di conoscenza e motivazione sull’utilità del percorso (i più delicati) senza apparentemente spaventarli troppo e lasciarli col dubbio che siamo degli ologrammi rompiscatole mandati dall’agenzia delle entrate. Ad oggi anche il percorso formativo per la cooperativa Symploké di Como (che tra l’altro in greco antico significa “Intrecci”) sull’educazione finanziaria nei servizi di accoglienza si è avviato e sta procedendo spedito, gli operatori sono interessati e fanno domande, eseguono entusiasti i compiti a casa e addirittura ridono alle battute durante le dirette con noi su webex, quasi come facevano le persone vere nelle formazioni in aula prima del lockdown. C’è sempre qualcuno che si dimentica di spegnere il microfono quando passano in salotto i suoi otto figli che giocano ad ululare, ma in complesso le cose filano così bene che abbiamo iniziato ad abituarci anche a questo.

In effetti la riflessione che ci ha spinti a immaginare un passo oltre è stata proprio quella: le persone riescono a riadattarsi, riconvertirsi ed abituarsi a nuovi schemi e nuove normalità più in fretta di quanto ci aspettiamo, e noi… non ci avevamo pensato prima (e forse prima nessuno ci avrebbe filato) ma ora che tutti sono un po’ più abituati all’online… cosa ci ferma dal fare educazione finanziaria a tutta Italia via webex?!

Abbiamo capito che gli accompagnamenti personalizzati (sia i più semplici con solo il budgeting che quelli con il tool) sono fattibili anche condividendo lo schermo, abbiamo riadattato tutti i percorsi per le scuole in versione online (nel caso in cui anche l’anno prossimo si faccia scuola da casa), abbiamo sistemato le nostre formazioni per i cittadini e per gli operatori sociali per renderle fruibili anche a distanza senza che siano troppo pesanti o faticose… siamo pronti.

Dopo meno di due mesi di distanziamento sociale tutto il lavoro che facevamo prima in presenza siamo riusciti a trasformarlo in lavoro a distanza, senza più un’ora buca. Non è altrettanto piacevole, tutt’altro, a tratti è sfiancante e alienante, ma ci ha fatto intravedere una nuova possibilità, nuova per tutta la cooperativa, probabilmente: espandere i propri orizzonti territoriali per portare i nostri servizi specialistici a molte più persone di prima.

Resta da capire se si può davvero trasformare questa visione in un lavoro, ma ci stiamo ragionando.

Giovanni Formigoni
g.formigoni@coopintrecci.it