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Al polso Luigi porta sempre un orologio digitale, uno di quei modelli tipo Casio che richiamano alla mente gli anni 80, almeno a quelli che li hanno vissuti. Per Luigi avere l’orologio al polso è una sicurezza, non lo guarda molto frequentemente, a volte si dimentica di averlo, ma comunque c’è. Alla sera prima di andare a letto lo ripone sul comodino, al risveglio se lo rimette, sempre con grande meticolosità: è uno dei suoi riti. Forse per lui è un modo per controllare il tempo che fluisce ed a volte si dissolve. Luigi è un po’ come il suo orologio: regolare, preciso, costante, durevole come le pile che ne illuminano il display. A volte, l’orologio non indica l’ora giusta, ma questi sono dettagli.

L’estate scorsa la vita di Luigi ha dovuto affrontare un grande cambiamento: dopo tanti anni di lavoro in una cooperativa dedicata all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità intellettiva è arrivato il momento di concludere la sua esperienza lavorativa. Non proprio il pensionamento, perché Luigi non ha mai sperimentato un vero e proprio contratto di lavoro, ma per lui si è trattato di andare comunque in pensione. Come suo padre, come sua sorella. Non è però facile salutare un luogo che giorno dopo giorno ha contribuito a delineare la tua persona, non è facile cambiare il proprio modo di vivere il tempo. Luigi ci ha pensato su: sì, perché se qualcuno ancora non lo sapesse, le persone con disabilità sono persone intensamente pensanti, dove in alcuni casi può difettarne l’espressione. Ma anche qui, il difetto spesso sta in un contesto che non è capace di offrire gli strumenti adeguati perché quel pensiero si esprima. Per un periodo Luigi è entrato in crisi, confondendo passato, presente e futuro. Ma Luigi ha compreso perfettamente che relazioni e temporalità sono la nostra vera pelle, la nostra fisionomia più profonda, il tessuto di cui siamo intrecciati.

A Casa Simona, ci siamo posti il problema: come possiamo aiutare Luigi a recuperare il suo equilibrio? Certo il supporto dei servizi territoriali è stato importante ed anche il supporto farmacologico è stato utile per affrontare questo momento di passaggio. Ma non si poteva ridurre soltanto a questo, bisognava mettersi in una prospettiva aumentativa. Abbiamo allora fatto una domanda a Luigi, alzando come al solito il tono della voce per via del fatto che presenta un deficit uditivo: “Cosa ti piacerebbe fare ora?”, “Mah, non so, magari potrei aiutare qualcuno”.

Ci abbiamo pensato un po’ su ed è arrivata l’illuminazione. Perché non chiedere alla Caritas cittadina di Rho di valutare la possibilità d’inserire Luigi come volontario nell’ambito dell’Emporio della solidarietà? Luigi è una persona con delle capacità consolidate nel tempo, ha imparato a lavorare in un contesto organizzato, è preciso: una volta che ha appreso a fare una cosa, possiamo essere sicuri che quella cosa è portata a compimento. Poi sa entrare in relazione con le persone, lo fa a modo suo, con i suoi tempi, non di fretta: ma chi stabilisce quale sia il modo giusto per stabilire una relazione? Esistono forse delle tempistiche da rispettare per far nascere una relazione? Torniamo all’orologio di Luigi che, nel suo essere non sempre sincronizzato, scandisce forse un tempo differente.

Dopo un primo momento di confronto con i referenti del progetto e la conoscenza con i volontari, a gennaio di quest’anno Luigi ha iniziato la sua attività di volontariato nell’ambito dell’Associazione Briciole di pane.  Una volta alla settimana si reca, accompagnato da un volontario, presso l’Emporio della solidarietà di Rho. Con il suo contributo, gli scaffali dell’Emporio sono sempre in ordine e ben riforniti.

Grazie a questa opportunità, Luigi ha potuto vivere un luogo dove fare esperienza di relazioni di collaborazione in un contesto inclusivo, dove emerge non il suo essere persona con disabilità, ma il suo essere cittadino che può offrire il suo contributo al bene comune. Durante il suo periodo di crisi, nel periodo di transizione da una quotidianità attiva ad una vita da riprogettare, Luigi aveva smesso di raccontarsi. L’esperienza di volontariato che sta vivendo gli ha restituito la possibilità di dare parola a se stesso. Per far parlare Luigi, bisogna sempre fare una prima mossa, ma oggi è tornato a raccontare non solo di se stesso e dei suoi quotidiani problemi di salute, ma anche di ciò che vede: quella famiglia in difficoltà, quell’anziano solo, quella persona non sempre tranquilla che si rivolge all’Emporio. Quelli di Luigi non sono racconti articolati, lui non è certo un ricamatore di parole, ma è una persona capace di raccontare e di farci vedere quello che ha visto: persone, in primo luogo. Possiamo dire che Luigi sta facendo esperienza di un nuovo tempo per un nuovo racconto.

A noi ed a voi rivolgiamo una domanda: perché noi troppo spesso non siamo più in grado di vedere le cose come stanno, le persone per come sono? Con la sua esperienza ed i suoi istantanei racconti, Luigi ci apre gli occhi sulle fragilità che dovremmo vedere in noi ed intorno a noi, per prendercene cura, tutti insieme.

Danilo Giansanti

Comunità socio sanitaria “Casa Simona”

Accoglienza di persone con disabilità medio-grave prive di sostegno familiare e che scelgono Casa Simona come loro dimora abituale. È una soluzione residenziale di proprietà del Comune di Rho con una capacità ricettiva di 10 persone maggiorenni residenti permanenti, in convenzione con l’ente pubblico e/o privati.  I residenti durante la giornata frequentano i centri diurni o altri luoghi dove possono svolgere attività di tipo occupazionale. Al rientro a casa vengono coinvolti in un ambiente socializzante che favorisce le capacità relazionali e di rispetto dell’altro, le autonomie residue. L’equipe degli operatori, integra interventi di cura assistenziale, sanitaria e socio-educativa a favore delle persone accolte.

Destinatari delle attività10
TitolaritàIntrecci, dal 2010; Comune di Rho
SedeRHO (MI) – Via Cividale, 2
Anno di avvio1996 come Comunità alloggio, 2005 come Comunità sociosanitaria
e-mailcasasimona@coopintrecci.it