Il lavoro dell’Operatore sociale ha tanti aspetti: pesanti, impegnativi, densi di umanità, ma anche leggeri, divertenti. Ogni giorno ha la sua pena, direbbe il saggio; ma anche il suo sugo, diciamo noi. Ecco, nelle parole di Federica Di Donato, la terza puntata del diario semiserio di un Operatore sociale ai tempi del coronavirus. Perché l’Operatore Sociale lo sa. A pagare di più in questa crisi economica e sociale saranno sempre gli ultimi, quelli che facevano già fatica prima; e mai come oggi pensa che sarebbe davvero bello se ne uscissimo tutti migliori; ma, ora come ora, a questa retorica non ci crede nemmeno un po’.

Domenica 26 Aprile

Ore 20:00 circa
È una luminosa domenica sera di un lockdown che sembra durare da anni. L’Operatore Sociale e i suoi capelli (che ormai sono diventati una forma di vita a sè stante) sono davanti alla TV come la maggior parte degli italiani. Stasera ci sarà la conferenza stampa del Presidente del Consiglio che farà luce sul prossimo futuro, ovvero su quella che tutti abbiamo imparato a chiamare “Fase 2”. L’Operatore Sociale rimugina tra sé ripensando ai numeri del contagio durante la “Fase 1” e crede che forse sia davvero troppo presto, ma sa che il suo lavoro non è quello di governare il Paese e quindi rimane lì in attesa che la conferenza stampa cominci e spera di capirci qualcosa.

Ore 21:15 circa
La conferenza stampa è finita e l’Operatore Sociale è rimasto davanti alla TV che continua a parlare di altro, ma è confuso. Decide che andrà a letto presto e rifletterà su quel che ha capito, ma più ancora rimuginerà su quello che non ha capito.

Lunedì 27 Aprile

Ore 8:00
Nottata agitata quella del nostro Operatore Sociale che, mentre si lava i denti ancora in uno stato semi comatoso, decide che oggi cercherà di approfondire tutti i punti oscuri di questo nuovo DPCM. Si pettina (si fa per dire…) salta in macchina e parte alla volta del centro di accoglienza dove lavora, sperando e pregando che nessuno dei suoi ragazzi oggi gli faccia domande sulla fase 2 perché non saprebbe come rispondere se non con il più classico dei “sorridi e annuisci”.

Ore 10:00
L’Operatore Sociale è in ufficio da circa un’ora, sguardo fisso sul pc: cerca su tutti i siti di informazione notizie certe su questo benedetto decreto. Si rende conto che non è il solo a non averci capito niente e questo, sinceramente, lo consola molto. La sua attenzione viene catturata dallo schermo del telefono che lampeggia. Messaggio whatsapp: è la sua collega che invia, in una chat di gruppo, il decreto in formato PDF. “Ohhh… Adesso me lo leggo!”. Prima però scrive alle sue colleghe sconfortato: “Io non è che ci abbia capito molto, ieri sera”, “Tranquillo, nemmeno noi” rispondono all’unisono le sue colleghe. E tira un sospiro di sollievo.

Ore 16:00
La giornata è trascorsa tra molte domande e poche risposte. Però il decreto il nostro Operatore Sociale l’ha letto tutto. Tutte e 70 le pagine. Ora è impegnato in una ricerca su Google dei concetti di “parentela” e “congiunto”, ma crede di aver capito una cosa: sarà una settimana complicata e in testa gli risuona una canzone di Max Pezzali (i commenti sui dubbi gusti musicali dell’Operatore Sociale teniamoceli per un’altra volta) che faceva così: “Io di risposte non ne ho mai avute e mai ne avrò, di domande ne ho quante ne vuoi”.

Mercoledì 29 Aprile

Ore 10:00
È un’altra giornata di sole e il nostro Operatore Sociale, chino sul PC, suda freddo. In questi due giorni i suoi ospiti gli hanno fatto domande sul nuovo DPCM e l’imbarazzo di non avere una risposta certa ha portato il nostro ad immaginarsi sdraiato su una distesa di sabbia caraibica, davanti al mare cristallino di una qualche isoletta sperduta nel nulla; ma l’illusione dura sempre troppo poco e la dura realtà è che si trova al centro di accoglienza e si è studiato la risposta perfetta: “Mercoledì ho una riunione, mi confronto con i colleghi e poi saprò dare risposta alle tue domande”.
L’operatore sociale mente sapendo di mentire, ma non ha soluzioni al momento perché le informazioni che arrivano dai media sono in conflitto una con l’altra e no, porca miseria, non lo sa se il suo ospite può andare a trovare un amico o a consegnare un CV per cercare lavoro.
Respira profondamente, inspira ed espira. Alla riunione manca sempre meno e spera di approfondire, se non altro spera di confrontarsi con i suoi colleghi, anche solo in videoconferenza. E’ meglio della solitudine di cui soffre in questo momento.

Ore 14:30
Ecco qua. Riunione partita. Ci siamo tutti.
(NDR: Per lo svolgimento della riunione vedere la seconda puntata del racconto: non siamo poi migliorati molto).
Convenevoli vari, ODG al volo e si parte.
Gran parte della riunione verte sul raccordarsi: che informazioni diamo? Cosa diciamo? Cosa si può o non si può fare?

Ad un tratto l’illuminazione: ma se chiedessimo al consulente legale?
Il consulente legale, una figura mitologica, uno di quegli amici che in questo momento tutti vorrebbero avere, uno che mastica il gergo del decreto, uno che può tradurre in parole semplici 70 pagine di legalese.
L’Operatore Sociale è felice. Dopo due giorni di ansia vede una luce in fondo al tunnel e spera davvero che l’intervento di un esperto possa disperdere la nebbia del dubbio.
Quando? Quando? Quando?
“Domani?” “No, domani no, non riesco”, “Io sono in servizio, non posso staccarmi”, “Io sì potrei, dalle 09:00 alle 09:15 perché poi ho altre 6 riunioni on line”.
“Allora venerdì?” “Ma venerdì è il primo maggio” “Ah già, no, allora niente.”
“Lunedì?” “Andata, alle 11:30”

L’Operatore Sociale pensa che lunedì sarà il 4 Maggio. Il temutissimo 4 Maggio. L’inizio della fase 2, forse l’inizio della fine, dell’ignoto, di un grande salto nel buio. Ma sta zitto, sorride e annuisce.

Lunedì 4 Maggio

Ore 9:00
Eccoci qua, ladies and gentlemen: FASE 2! E’ arrivata, è qui ed ora. Ma, come sappiamo, la giornata si prospetta illuminante per l’Operatore Sociale: alle 11:30 c’è la riunione con i colleghi e con il consulente legale che farà luce sui punti oscuri (più o meno tutti…).

Ore 11:30
Parte la videoconferenza.
“Ci sei?” “Mi senti?” “Ma mi vedete?” “Sì sì, ti vediamo”. “Accendi il microfono, no anzi spegnilo, lo tiene acceso solo chi parla”. L’Operatore Sociale, che è anche l’organizzatore della riunione, decide di silenziare tutti, tranne il consulente legale, che al momento è l’Oracolo di Delfi, l’uomo che spiegherà il decreto. O almeno questo è quello che l’Operatore Sociale spera.
Nel frattempo, per non saper né leggere né scrivere, ai suoi ospiti l’Operatore Sociale ha detto che non sarebbe cambiato molto e che oggi avrebbe avuto delle risposte più chiare per le mille domande che gli hanno fatto.

Dopo circa 30 minuti dall’inizio della riunione l’Operatore Sociale ancora non ha capito un granché se non una cosa: INTERPRETAZIONE DELLA NORMA. Il che vuol dire tutto e niente, se non fosse che, essendo ormai un appassionato lettore di tutto ciò che riguarda l’emergenza, l’Operatore Sociale sa che l’altro ieri sono uscite le FAQ del Governo (sì, sì, le ha già lette, rilette, studiate, interpretate…) e quindi qualche dubbio almeno l’ha risolto.
Quindi, con somma gioia, si passa alla lettura e comprensione del testo e pure delle FAQ che, lo dice la parola stessa, dovrebbero essere le domande più frequenti. Ovviamente, scorrendo il testo, nemmeno un accenno al suo lavoro (ma ormai l’Operatore Sociale ci ha fatto il callo e non se la prende più).
Ultimo testo analizzato: l’ordinanza di Regione Lombardia. Anche qui zero accenni al lavoro sociale, ma l’Operatore Sociale scopre, con somma gioia, che volendo può far tosare il gatto (anche se l’unico ad avere bisogno di una vera tosatura sarebbe lui).
Riunione conclusa con il seguente bottino: un rinfrancante pensiero sul suo essere ancora in grado di fare comprensione del testo, qualche dubbio in meno e la costante certezza che ne usciremo vivi (e sani di mente) solo se condivideremo dubbi, angosce e perplessità gli uni con gli altri.

Giovedì 7 Maggio

Ore 14:00
La settimana in corso sembra essere stranamente tranquilla. Qualche bislacca domanda ogni tanto risuona nella testa dell’Operatore Sociale.
Scena di qualche ora prima:

– “Capo, capo… Ma per uscire a comprare una cosa piccola, devo mettere la mascherina?”

-“Si, ma è così già da un po’”

-“Si, ma io esco a prendere solo la ricarica, non vado a fare la spesa”.
Quindi, secondo il ragionamento di questo genio della lampada, se la cosa che compri è piccola non sei a rischio contagio, mentre se vai a fare la spesa e quindi hai un bagaglio notevole da portare sei un potenziale untore. Interessante.

L’Operatore Sociale non esterna questo pensiero e anzi, pazientemente, risponde.

-“Non fa niente, ogni volta che esci devi mettere la mascherina”

-“Anche dalla camera al bagno?”
Ok: rinuncio. No, ce la posso fare.

-“No, dalla camera al bagno sei in casa tua, non c’è bisogno di usare la mascherina”.

L’Ospite se ne va, sembra essere convinto. Speriamo che lo rapiscano gli alieni.

Ore 17:30
Gli alieni non l’hanno rapito. È tornato fiero del suo bottino, ma comunque si è affacciato in ufficio:
“Capo, tanta gente senza mascherina. Non va bene.”
L’Operatore Sociale non capisce se lo stia prendendo in giro o sia davvero così, ma ci penserà domani, adesso se ne va a casa e in macchina si dedicherà come al solito all’ascolto del GR e dei dati aggiornati sul contagio, sperando che siano sempre meglio di quelli di ieri.

Lunedì 11 Maggio

Ore 7:30
Suona la sveglia. L’Operatore Sociale si strofina la faccia, si stira, si allunga, scende dal letto e…realizza!
UN LUNEDÍ SENZA DECRETO!
Non sa se ridere o piangere per la gioia. Decide sommessamente che farà colazione e poi ci penserà.

Ore 9:00
Arrivato in ufficio, in un traffico a cui francamente non era più abituato, l’Operatore Sociale, davanti al suo PC aperto sulla pagina delle mail, si perde in una riflessione ad occhi aperti.

È di pochi giorni fa la notizia che una grande struttura di accoglienza, molto vicino ad uno dei centri dove lavora l’Operatore Sociale, ha avuto al suo interno un alto numero di contagiati. In un centro collettivo questo significa epidemia. Tutti chiusi dentro e in quarantena.
L’Operatore Sociale pensa ai suoi ospiti che, per quanto sconclusionati nelle richieste e nelle domande, sono stati davvero bravi (fino a questo momento, eh…) a rispettare le regole, ad autodisciplinarsi e anche a sorvegliarsi gli uni con gli altri. Come se fosse passato molto bene il concetto che la salute di uno è la salute di tutti e che quindi ognuno di loro, così come ognuno di noi, attraverso i comportamenti che decide di mettere in atto può essere la salvezza o la condanna di altre persone. E tutto questo un po’ lo rincuora.

Giovedì 14 Maggio

Ore 10:30
Oggi è il compleanno di uno dei più cari amici dell’Operatore Sociale, gli manda un messaggio su WA per fargli gli auguri e si rammarica di non poter festeggiare con i suoi storici amici, ma ormai è chiaro: congiunto=affetto stabile che è diverso da amico. D’altra parte sa che ci siamo quasi…il DPCM ha validità fino alle 00:00 del 17/05 e quindi il 18 Maggio qualcosa cambierà. Ancora non sa cosa (e, diciamoci la verità, un po’ di ansia è venuta anche a lui vedendo come le persone stanno affrontando queste settimane quasi alla liberi tutti!).

Ore 17:30
Giornata finita. L’Operatore Sociale è soddisfatto di come stanno andando le cose nel suo centro. Sorride mentre torna verso casa, dà un occhio allo specchietto retrovisore, vede la coda di macchine dietro di sé e pensa che lunedì sarà dura. Durissima.

Sabato 16 Maggio

Ore 20:30 circa
È arrivato il momento tanto atteso: CONFERENZA STAMPA!!
L’Operatore Sociale è un misto tra l’agitato e l’ansioso; vuole sapere cosa succederà, ma allo stesso tempo ne ha paura. Non avendo mai smesso di lavorare si è reso perfettamente conto dell’evoluzione dei comportamenti delle persone che iniziato a sembrargli molto meno attente e questo lo spaventa.

Ore 22:00
La conferenza stampa è finita da un po’ e ovviamente il nostro Operatore Sociale rimugina su quanto sentito. Il succo è che riapre tutto da lunedì 18 e che in linea di massima l’unico divieto che rimane è quello di spostarsi tra Regioni. Riflette su come questo potrà impattare sul suo lavoro e decide che ci penserà lunedì.
Si mette a guardare la sua serie tv preferita e proverà a godersi il week end. Domani è un altro giorno.

Lunedì 18 maggio

Ore 9:30
Arrivato in ufficio dopo il solito viaggio con in sottofondo il giornaleradio (che snocciola un po’ meno numeri del solito) l’Operatore Sociale si sente abbastanza pronto per affrontare eventuali domande dei propri ospiti, anche se sa che sarà molto complicato far passare il concetto che sì, tutto è riaperto, ma che comunque dobbiamo continuare a stare attenti e a comportarci come abbiamo fatto fino ad oggi.

Ore 11:00
Sembrava troppo bello per essere vero. Sulla porta dell’ufficio appare un ospite:

“Capo, tutto finito!!”

“-No. Non è tutto finito. Hanno riaperto alcune attività, ma noi dobbiamo continuare ad essere attenti.”

Sguardo perso nel vuoto, minuto di silenzio:

– “Per me tutto finito. L’ha detto la TV.”

E niente, a quel punto all’Operatore Sociale verrebbe voglia di sbattere forte la testa sulla scrivania in modo da svenire e rinvenire solo quando sarà, davvero, tutto finito. Si arma di santa pazienza, fa uscire l’ospite in giardino, fa un grande respiro e, passeggiando prova a spiegare la situazione nel modo più semplice possibile.
Dopo circa trenta minuti di chiacchierata l’ospite sembra convinto della mediazione trovata: non è tutto finito, la situazione sta piano piano migliorando e sarà veramente tutto finito se tutti insieme continueremo ad essere responsabili.

Venerdì 22 maggio

Ore 10:30
Il nostro Operatore Sociale (molto fiero del suo nuovo taglio di capelli) ha passato una settimana altalenante. Momenti di sconforto si sono susseguiti a momenti di calma e serenità.
Non sarà facile, ne è consapevole, ma sa anche che più il tempo passa più ci stiamo abituando, tutti, a convivere con una cosa più grande di noi e che non conosciamo.
Certo è che si stranisce ancora quando vede gente in giro con la mascherina appesa al collo o portata in mano come fosse un nuovo accessorio alla moda o quando vede la gente usarla come fascia per i capelli, ma sa anche che per cambiare le abitudini ci vuole tempo e forse (forse, forse, forse) in qualche modo ce la faremo.

Lunedì 25 Maggio

Ore 11:30
Al secondo lunedì di “liberi tutti” il nostro valoroso Operatore Sociale non è più così convinto che forse (forse, forse, forse) ce la faremo.

Forse perché ha visto l’evoluzione (o involuzione), forse perché ancora una volta il dibattito sociale/politico si concentra su tutto meno che sul suo lavoro, forse perché si è rassegnato al fatto che nessuno si è ancora reso conto che lui e i suoi colleghi non hanno mai smesso di esserci, forse perché fare l’Operatore Sociale in questo periodo ha significato triplicare il lavoro per poter far fronte a tutte le necessità che sono nate.
Perché l’Operatore Sociale lo sa. A pagare di più in questa crisi economica e sociale saranno sempre gli ultimi, quelli che facevano già fatica prima; e mai come oggi pensa che sarebbe davvero bello se NE USCISSIMO TUTTI MIGLIORI, ma, ora come ora, a questa retorica non ci crede nemmeno un po’.

Federica Di Donato
f.didonato@coopintrecci.it

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